Uno dei dibattiti più frequenti tra brand manager e imprenditori è relativo al fatto che la qualità non è un elemento differenziante. Iniziare a vedere ogni elemento della nostra offerta come prodotto cognitivo e non più come generico prodotto aiuta a comprendere il concetto.

Pensare che un cliente sia invogliato a comprare un bene solo perché è “di qualità”, tralasciando tutti gli aspetti correlati, è un errore madornale con ripercussioni drammatiche sulla vendibilità e quindi sui ricavi generabili.

Tuttavia mi rendo conto che è difficile distaccarsi dalla convinzione che un prodotto sul quale sono stati fatti investimenti in ricerca e sviluppo, analisi di mercato, test sul pubblico, da solo non si vende. Per questo ho deciso di scrivere un approfondimento che trasmetta con forza il concetto di “prodotto cognitivo“.

Immaginalo senza il packaging.

Mettiamo che tu sia un produttore di pasta, distribuita negli scaffali degli ipermercati accanto a quella dei competitor. Non cercare di difendere le tue posizioni pensando che poiché vendi servizi o fai B2B la questione sia diversa, il comportamento di consumo è influenzato dalle stesse variabili, cambiano solo il contesto e il modo in cui si bilanciano.

Ma torniamo al tuo pastificio. Fai un prodotto altamente qualitativo, la Pasta di Gragnano migliore in assoluto in termini di tenuta di cottura, capacità di assorbire il condimento, genuinità della materia prima e con un prezzo concorrenziale.

Si dovrebbe vendere da sola, no? Bene, mettimaola a scaffale in una confezione di cartone completamente spoglia. La compra qualcuno?

Ora aggiungiamo qualche dettaglio

Non l’ha comprata nessuno, proviamo aggiumgendo dettagli.

La trasformazione da prodotto a prodotto cognitivo

Abbiamo salvato il tuo pastificio dalla sicura rovina finanziaria arricchendo il tuo prodotto con una serie di elementi. Torna un attimo all’elenco precedente e leggi solo i termini in grassetto.

Formato, categoria merceologica, attributo, bell’aspetto, ruvido, consistente, brand, esperienza, affidabilità… ti direi di metterci anche “qualità”, non fosse che è un termine talmente abusato da risultare posticcio. In ogni caso, sono tutti questi attributi intangibili che se singolarmente hanno ben poca efficacia, presi nell’insieme concorrono nella creazione di un prodotto cognitivo.

Il “prodotto cognitivo”, è dato dall’individuazione delle qualità primarie di un oggetto sottoforma di percezioni (forma, colore, odore, movimento…) e dall’integrazione delle relative sensazioni (risposta dei nostri sensi a uno stimolo)

Teoria dell’Integrazione delle Caratteristiche -Tresimane Gelade1980

Non ho approfondito ulteriormente l’elenco puntato, ma ci sarebbe stato ben altro, proprio come fanno i brand che cercano di convincere il consumatore nel caso specifico della Pasta di Gragnano:

Prodotto Cognitivo Pasta di Gragnano “La Fabbrica della Pasta” edizione speciale
Prodotto Cognitivo Pasta di Gragnano “Molino e Pastificio Iozzino
Prodotto Cognitivo Pasta di Gragnano “Pastificio Liguori

E tu? Hai un prodotto o un prodotto cognitivo?

Spero che nel corso di questo articolo tu abbia avuto due tipi di reazione:

Se la reazione è la seconda, meglio che ci sentiamo per parlarne e porre rimedio nell’immediato.